domenica 27 gennaio 2008

SPMIB FUTURE: PRIMI 3 MINIMI CRESCENTI DEL 2008.


I tre minimi crescenti, i primi del 2008, testimoniano la timida volontà del mercato di realizzare un rimbalzo. L'impostazione di medio termine è chiaramente ribassista e le prime resistenze da superare per scongiurare nuovi minimi, sono poste a 35250 e 35850. La settimana sarà condizionata dalle decisioni della Fed che dovrebbe tagliare di un altro 0,25% i tassi d'interesse; sembra una decisione ormai scontata ma le preoccupazioni maggiori riguardano gli effetti che scaturiranno dall'effetto combinato dell'abbassamento dei tassi e delle politiche di alleggerimento fiscale; la crescita è probabilmente rallentata ad un tasso annuo dell'1, 2% da ottobre a dicembre, il tasso di disoccupazione è sui massimi degli ultimi 2 anni e le spese al consumo, che da sole rappresentano più dei due terzi dell'economia, nel mese di dicembre hanno subito un rallentamento: un quadro non propriamente idiallico.

venerdì 25 gennaio 2008

ENI,TELECOM, UNICREDITO: PROSSIMO IL SEGNALE LONG


In considerazione dell'Engulfing bullish sui titoli precedentemente elencati, entrerò long in :
ENI: in caso di chiusura al disopra di 22,10;
TELECOM: in caso di chiusura sopra 2,055
UNICREDITO: in caso di chiusura al disopra di 5,15.
ENEL: in caso di chiusura al disopra di 7,42.
Per quanto concerne TERNA, il livello di entrata è stato superato in gap e quindi evito di entrare.

mercoledì 23 gennaio 2008

LAST ENGULFING PATTERN SU ALCUNI TITOLI.




Allego il grafico di alcuni titoli dell'Spmib40 che presentano un Last Engulfing Bullish Pattern, considerato come un punto d'inversione per le forze rialziste al superamento dei massimi dell'ultima candela nera. Si tratta di A2A, eni, Fiat, Telecom e Terna.

UNICREDITO: CHIUSURA PESANTEMENTE NEGATIVA.


La sessione odierna si è chiusa con Unicredito in forte perdita e non è scattato il buy; il piercing pattern che avevo segnalato per ora non ha assolutamente influito sulle quotazioni del titolo, ma addirittura con un apertura al disopra dei massimi del giorno precedente, ha sicuramente indotto molti operatori a credere che il movimento potesse avere un qualche seguito al rialzo. Lo stesso pattern, come si vede dal grafico, è comparso sul titolo Generali ed anche in questo caso il tutto si è risolto in un ennesimo bluff. Operazioni al rialzo in ottica speculativa per entrambi i titoli al superamento rispettivamente per Generali di 29,4 e di 5,15 per Unicredito con stop loss nel primo caso al disotto dei 28,80 e di 4,7 per il secondo.

UNICREDITO: IL PIERCING PATTERN POTREBBE ESSERE IL PRIMO SEGNALE DI UN INVERSIONE.


Come anticipato nei post precedenti ci si avvia verso una fase caratterizzata da forte volatilità durante la quale operare presuppone un buon livello di esperienza e di capacità di adattarsi con rapidità ai cambiamenti repentini del mercato; a prima vista risalta sul grafico giornaliero di Unicredito un piercing pattern che indica chiaramente che ai livelli di prezzo a cui è giunto il titolo c'è una ferma determinazione negli acquisti; ribadendo ancora una volta di più che la prudenza è d'obbligo e che in caso di acquisto è consigliabile entrare con quantità ridotte rispetto ai quantitativi abituali, ritengo che un acquisto in ottica speculativa possa essere intrapreso in chiusura se il il prezzo sarà al disopra dei 5,1050 e con stop loss sotto i 5 euro.

martedì 22 gennaio 2008

IN ATTESA DI TEMPI MIGLIORI


Il terrore della recessione ha contagiato ormai i mercati di tutto il mondo e il sell-off è diventato sistematico; per ora restiamo a guardare e per chi non è avvezzo alle operazioni short e ad operare in condizioni di forte volatilità, ritengo che sia la cosa migliore da fare; l'ipotizzata tenuta del supporto a 35000 si è rilevata infondata in quanto il livello è stato spazzato via con estrema facilità e ormai i 32000 sembrano dietro l'angolo. Durante le fasi di panic selling, l'analisi tecnica si mostra poco efficace e quindi in attesa che il mercato dia segnali incoraggianti è inutile anticipare l'eventuale inversione che prima o poi ci sarà o quanto meno si rientrerà in parametri di volatilità più accettabili. Operazioni al rialzo solo in ottica speculativa e per trader esperti ma per chi ha delle posizioni azionarie diventa determinante l'utilizzo di operazioni di copertura tramite opzioni o derivati; si tratta ovviamente di soluzioni che prevedono conoscenze tecniche alquanto sofisticate.

sabato 19 gennaio 2008

INDICE DAX: IL LIVELLO DEI 7500 NON E' BASTATO A FERMARE LA DISCESA.


La forza relativa dimostrata dall'indice dax fino a qualche settimana fa sembrava scongiurare ulteriori approfondimenti della discesa; il trading range 7500-8100 poteva reggere ancora per qualche tempo, ma i dati macroeconomici hanno iniziato a pesare anche per l'economia traino dell'Europa. E' legittimo a questo punto considerare il periodo che va da luglio a dicembre dell'anno scorso una fase di distribuzione che probabilmente non ha esaurito ancora i suoi effetti. E' altresì possibile attendersi in caso di ulteriore discesa che il livello dei 7000 possa essere l'approdo ideale di tale movimento ribassista.

INDICI AMERICANI: RIMBALZO POSSIBILE, MA IL NERVOSISMO PREVALE.







Le parole sussurrate dall'ex presidente della Fed Greenspan qualche mese fa trovano conferme nei timori sempre più crescenti di un economia ormai per molti ufficialmente entrata in recessione. Solo 19 americani su 1000 ritengono che l'America la possa evitare, mentre il 57% è fermamente convinta che il paese è destinato ad entrare in recessione; un altro 19% crede che il paese sia ormai in recessione; ciò che preoccupa di questa inchiesta condotta da Fortune Magazine è che circa la metà dei partecipanti al sondaggio ha tagliato le proprie spese rispetto all'anno scorso e molti sono i dubbi sulla reale efficacia del piano del Presidente Bush che attraverso sgravi fiscali di circa 150 miliardi di dollari , cercherà di stimolare l'economia. L'indice S&P500 questa settimana ha perso il 5,4% , il calo più pesante dal luglio 2002; sicuramente non è andata meglio al Dow Jones e al Nasdaq calati di oltre il 4%. Gli indici si stanno avvicinando inesorabilmente alla soglia che delinea un bear market con perdite di almeno il 20%; sia il Dow che l'indice S&p500 hanno perso ormai il 15% dai massimi del 9 ottobre scorso mentre il Nasdaq composite ha lasciato sul terreno il 18% dal suo massimo registrato il 9 ottobre scorso. Per quanto concerne l'indice Russell 2000 che comprende aziende di media grandezza, la perdità ha ormai superato il 20% dai suoi massimi del 13 luglio scorso. Per ora la paura cresce e stiamo entrando in una possibile fase di panic selling che lascerebbe intendere che il declino sta inesorabilmente giungendo alla fine.
Graficamente siamo su livelli che giustificherebbero un rimbalzo ma la loro perdita determinerebbe conseguenze ancora più serie; non è rassicurante che l'indice S&P500 si sia portato al disotto dei 1370 punti ma la fascia 1280-1230 potrebbe fungere da cuscinetto ad eventuali approfondimenti ribassisti. La rottura di 12800 da parte del Dow Jones Industrial ha determinato un deterioramento della situazione grafica ma il livello fra 12000 e 11500 potrebbe creare le condizioni per un accumulazione capace di rovesciare le sorti dell'indice stesso; anche per il Nasdaq composite sembra che i livelli fra 2350 e 2150 possano essere sufficienti ad arrestare le forze ribassiste.

giovedì 17 gennaio 2008

SPMIB FUTURE: NEI PROSSIMI MESI TRADING RANGE FRA 37500 E 35000


L'ultimo baluardo che sorreggeva il derivato sembra definitivamente espugnato; la potenziale formazione a bandiera(flag) sembra essere a sua volta svanita e allora le probabilità già avanzate in qualche post precedente ritornano alla ribalta: sarà nella fascia 35000 e 37500 che si svilupperà l'azione nei prossimi mesi. L'invito alla cautela è sempre attuale e considerato il livello di ipervenduto a questo puntonon sono da escludere rimbalzi, che devono essere tradati sempre avendo in mente il quadro generale e la situazione contingente.

martedì 15 gennaio 2008

FIAT: CHIUSA OPERAZIONE CON RAMMARICO.


A fine sessione come anticipato nel precedente post, ho provveduto a chiudere la posizione in Fiat; il rammarico è solo quello di aver individuato il target e di non averne preso profitto; nel complesso l'operazione poteva essere più proficua ma lamentarsi non serve a niente.